ARTWORK ISHAQ

Innercity

Esplorare i territori di ISHAQ, prevede l’assoluta necessità di non portare con sé nulla, nessun oggetto, nessun ruolo, nessuna angoscia nè timore, se non quella sana irrequietezza motrice che ci spinge con un balzo a lasciare le nostre case, le nostre soglie e decidere di spingerci oltre, di cominciare davvero a camminare, a intraprendere Il Viaggio. Con la necessaria consapevolezza di avanzare a piedi scalzi, perché sentire il terreno consumare i nostri piedi è l’unico modo che abbiamo per scoprirci vivi e sapere di avere un cielo sopra cui sperare in orizzonti più lontani del nostro sguardo.
La musica di Ishaq si consuma come un racconto, pesca e veste la propria esistenza dall’esistenza stessa, le canzoni hanno un’anima che danza e balla al ritmo delle storie degli individui, usa l’arte dei suoni per servire e dare voce alle cose che servono veramente all’anima: viaggiare, crescere e condividere.
L’artwork di Ishaq è stato pensato e concepito sul tema della “Città Interiore” platonica, che prevede la strutturazione di ogni singolo individuo sul costante esercizio di un’armonia possibile fra gli uomini, attraverso l’educazione, la condivisioni e lo spingere le proprie lotte verso la costruzione, appunto, di una propria città interiore. Affidare il viaggio, come la prima delle arti per formare la mente ( come diceva Chatwin ) è un passo necessario per costruire una solida città interiore. Ecco il perché dei cetacei, artefatti leggeri e giganteschi sospesi in un cielo d’ametista che col loro pellegrinaggio  trasportano sopra un oceano di piume (simbolo dell’esistenza, leggera e infinita) i propri regni complessi e profondi. La vita stessa è un pellegrinaggio monodirezionale, una ritualità quotidiana che ci spinge ogni giorno oltre, con l’inconsapevolezza che tutto ciò che ogni giorno vedi spostarsi, davanti e dietro di te fa parte di questa lunghissima transumanza, ed ogni creatura di questo pianeta, proprio perché parte di tutto questo, ha per natura e diritto di appartenenza, l’urgenza di tornare a chiamarsi fratello, o sorella.
Il viola, colore che appare in tutto il coordinato Ishaq, ha una simbologia nobile. Nella ritualità cattolica ma non solo, è il colore della penitenza e dell’attesa, usato principalmente nei riti antecedenti le feste sacre, oppure anche per le ritualità funebri che accompagnano nell’attesa l’anima al cielo; ma attenzione! non è un colore che celebra il lutto. Un colore importantissimo, maturo e spirituale.  Queste balene che navigano sotto un cielo d’ametista diventano simbolo di questa attesa, spazio necessario per l’anima di comprendere il motivo del proprio spostarsi, della propria “irrequietezza”.
Tutto questo per spiegare l’intento e  l’immersione di questi due anni dentro questa creatura Ishaq, con cui abbiamo fatto esercizio di umiltà e imparato a conoscere. Desideriamo, come unico scopo, affidarvela.

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