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La veste grafica di Remedies. Dove e come?

Remedies

Sarò onesto: costruire un impianto di immagine per Ishaq è stata un’operazione complicata e sofferta. Credo sia importante sottolinearlo per alcuni motivi che cercherò di descrivere in breve. Ishaq negli ultimi due anni ha sostenuto un cambio di line-up che ha sensibilmente aggiunto valore alla struttura compositiva, consegnando con “Remedies” un album decisamente contrapposto al precedente. Ma non è questo il vero cambiamento portato in atto in questo periodo di lavori in cantina.

Dopo molte discussioni con Isacco sulla resa all’inalterabilità degli eventi reali e sulle briciole di sicurezza che ci si costruisce per proseguire nelle nostre quotidianità, la parola chiave che ho percepito cucirsi addosso per comporre Remedies è “consapevolezza” nel suo significato più mesto.
Il vero cambiamento di Ishaq l’ho percepito così.

La realtà, questa granitica durezza del viverla e cercare rimedi per affrontarla, l’ho vista tradursi perfettamente nell’immutabilità silenziosa di una pietra sospesa, come l’anima di un poeta che porta il peso del mondo addosso. Mi colpisce vedere il fiabesco mondo fluttuante delle torri di “Innercity” ritirarsi in una bianca implosione silenziosa e infine pietrificarsi. L’uso dei colori ramati, la pietra, i fondali cavernosi, il font lapidario, le geometrie sono una sorta di epitaffio, di funerale in contrasto all’azzurro del cielo di Innercity. Come bruciare un vecchio vestito portato addosso per troppo tempo.

Remedies diventa così un modo sofferto per scendere a patti con la terra.

 

Roberto Bordin
bunkestudio.eu

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